Tuesday 13 july 2010 2 13 /07 /Lug /2010 12:37

Clip24

Sono stato un suo elettore, affascinato dalla sua dialettica nel senso più nobile del sostantivo: chiarezza di ragionamento, capacità di persuasione nei suoi lunghi discorsi a braccio senza mai perdere il filo . . . e cultura.

Di nobili e sani principi, credevo . . . . e  onestà intellettuale, amore e senso di patria e di giustizia. Un gentiluomo della politica nell’aspetto e nella forma.

Una carriera politica, da MSI ad AN, con scelte coraggiose di larghe vedute  . . . . e un futuro da statista.

Oggi non è più lui, non è più il politico cui ho dato il voto. In specie da quando ho letto sul “il Giornale” del 2 dicembre 2009 l’articolo a pag. 3 di Vittorio Macioce relativo al famoso fuori onda  col procuratore Nicola Trifuoggi.

Sembra che abbia perso memoria delle sue radici e del suo passato: di tutto ciò che, radice di un modo di essere e di pensare, inflessibile e duro nei confronti di chi ne ha subito le conseguenze, nulla più vale.

Per la necessità propria del tiranno di auto assolversi, veleggiando ondivago dove più conviene, ha lasciato la diritta via da lui stesso tracciata e imboccato i sentieri più bizantini della politica del far nulla con la più ottusa pedanteria. Sterile filosofia e non politica. Tutto ciò che ha detto, scritto, conclamato e pontificato in cento e cento comizi, congressi e salotti, pure infioccato nei colori della patria, ha perso valore per  grettezza politica, invidia, astio e odio verso l’alleato a cui tanto deve. Lui, il suo partito, la sua gente.

Le correnti erano «le metastasi del partito» ...  e oggi? A cosa aspira, e che già non ha, per mettere a repentaglio il futuro del nostro paese e di noi tutti? C’è forse qualcosa che vale più di tutti noi italiani?

Basta, fare ancora  il primo della classe in tutto . . . . un novello cavaliere errante convinto di essere stato chiamato per difendere i deboli e riparare torti. Un Don Chisciotte, patetico e folle è già caduto sotto le pale dei mulini a vento. Che scarichi quindi, una volta per tutte, i tanti Sancho Panza che, cortigiani famelici  gli fanno codazzo, stupidi, ignoranti e boriosi. Che lo aizzano sperando favori e potere. Che torni in sé per il bene di tutti!

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Fini#Dall.27inizio_dell.27impegno_politico_al_ruolo_di_delfino_di_Giorgio_Almirante

 

Tratto da Libero Data: 09 07 2010 - Pagina 6

Di  Franco Bechis

Le svolte: Da delfino di Giorgio Almirante e nemico delle minoranze nei partiti. Gianfranco è diventato idolo della sinistra e avversario interno.

LE FACCE DI FINI

Camerata, compagno, liberal o opportunista?

Il leader che vuole FareFuturo ha un passato in cui predicava il contrario di quello che dice oggi. A partire dalle correnti.

Ci sono dirigenti "che in questi mesi altro non hanno sa­puto fare che nere previsioni, de­putati assenteisti e smaniosi di protagonismo giornalistico che in tante occasioni hanno insultato chi non la pensava come loro e denigrato tutto il partito".

E anco­ra: "uomini timorosi solo di per­dere le posizioni di potere acqui­site e quindi pronti a tutto pur di mantenerle". Uomini "che costi­tuiscono una corrente trasversale, per fortuna esigua nel numero quanto esiziale nelle conseguen­ze, che è la corrente dell'interesse personale e del tornaconto indi­viduale".

Nossignori, questo non è uno sfogo di Silvio Berlusconi prima dell'appuntamento decisivo per il regolamento dei conti con Gian­franco Fini. Queste parole porta­no la data dell' 11 gennaio 1990 e sono state pronunciate a Rimini proprio da Fini.

Erano rivolte a Pino Rauti, il collega di partito che stava cercando di sfilargli la sedia da numero uno che pochi anni prima aveva ricevuto per in­vestitura di Giorgio Almirante. Per colpa di Rauti quei mesi e quei giorni erano stati un inferno. E per questo Fini aveva in odio le correnti che tentavano di ribaltarlo di sella. E dal palco congres­suale di Rimini il futuro presiden­te della Camera tuonò: "La colle­gialità non può essere una gab­bia! E' necessario lo scioglimento delle correnti, di tutte le correnti, la cui dannosità è ormai evidente a tutti e con le quali è impossibile tanto il rinnovamento quanto la collegialità". Perciò - disse Fini - "il segretario in carica chiede come condizione indispensabile per la­vorare con successo, lo sciogli­mento delle correnti". Toni forti e rabbiosi alternati a carezze per un uditorio che sembrava non senti­re il suo fascino di leader (e infatti non lo sentì. il congresso si con­cluse con il ribaltone e con l'ele­zione di Rauti alla segreteria). Quella relazione è oggi negli ar­chivi del Msi, perfino nella suo te­sto originario vergato a mano per qualche correzione dallo stesso Fini. Che di suo pugno inserì co­me aiuto per l'oratoria: "appello all'unità: no alla logica delle cor­renti".

Quasi 40 pagine di lungo di­scorso che letto oggi sembra scritto e annotato proprio da un altro uomo politico. Perché oggi Fini chiede e pretende quello che all'epoca voleva contrastare in ogni modo, anche violento. E fra le tante capriole e conversioni della carriera politica del presi­dente della. Camera, questa sulle correnti è stata fra le tutte la più tradiva. Scorrendo la documenta­zione degli archivi Msi si trova tutto il Fini che oggi non ti atten­desti: quello anti-immigrati, quel­lo che addirittura raccomandava insieme ad Enzo Raisi prudenza sulla concessione del voto ad ogni nero del Sudafrica, quello chiaramente e orgogliosamente fascista che mai e poi mai avresti pensato di sentire dopo pochissi­mi anni dalla mano destra tesa in saluto fascista assicurare che "il fascismo è il nemico assoluto".

Fra tutti gli uomini politici ita­liani probabilmente Fini è un ma­go vero nell'arte della capriola. Ma delle linea anti-correnti e congiure di partito aveva sempre fatto una bandiera.

Basti ricordare che accadde nel non lontano 2005, quando per quattro chiacchiere un po' biri­chine sulla sua vita privata sciolse in 24 ore le correnti di An con a capo i suoi colonnelli, mandò a casa Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli sosti­tuendoli d'imperio con Andrea Ronchi e un nuovo staff, senza fa­re loro aprire bocca, senza convo­care un solo organismo dirigente di partito, senza dare alla decisio­ne dell'imperatore un minimo di supporto democratico e assem­bleare. Per questo stupisce la ca­priola delle correnti, più di ogni altro balzo dell'attuale presidente della Camera.

GIANFRANCO FINI, 1990 - COSÌ LA PENSAVA QUANDO ERA IL CAPO

·           No alla spaccatura del partito a metà mentre per tanti anni il Msi era stato agli occhi della pubblica opinione il partito unico e compatto per antonomasia.

·           No al proliferare e al radicarsi della logica correntizia,

intesa come strumento di pressione, autotutela e condizionamenti interni più che come veicolo di dibattito politico.

·     Appello all'unità: no alle logiche delle correnti.

 

Tratto da Libero Data: 09 07 2010 - Pagina 23

Posta prioritaria di Mario Giordano

Lo strano percorso del mutevole Fini

Una cosa è certa: non puoi insegnare ai granchi a cam­minare dritto. La morale è sempre la stessa dai tempi di Aristofane. Bisogna smetterla di voler cambiare il pre­sidente della Camera a tutti i costi. Via, rilassatevi. Fini non cambia, per ora. Non insistete, il momento oppor­tuno per il cambiamento arriverà all'improvviso. Oggi è tutto un altro Fini rispetto solo a pochi anni fa. E'cambiato tutto. La moglie. La cravatta e gli occhiali. I calzini e i riferimenti ideali. «Non cambiare idea ogni lustro è da cretini», parola di Gianfranco Fini.

PIERPAOLO  VEZZANI   Correggio (Re)

Ho smesso di chiedermi quale sia il proget­to di Fini, le dico la verità: non mi interessa nemmeno più. Da quando ha cominciato a usare la presidenza della Camera (terza ca­rica istituzionale) come lo scendiletto per le sue ambizioni personali, quando ha trasfor­mato il calendario dei lavori parlamentari in un'arma contundente nei confronti di Ber­lusconi, da quando è partito all'attacco per creare un altro partito (senza riuscirci) o al­meno un altro gruppo parlamentare (senza riuscirci) e si è ridotto con un manipolo di desperados a creare una correntino di di­sturbatori d'assemblea, beh, suscita in me la stessa simpatia di un posacenere vuoto. Es­sendo io, per altro, un non fumatore.

Viene spesso ricordato che Fini è stato sdoganato da Berlusconi, nel famoso di­scorso dall'ipermercato emiliano del di­cembre 1993. Ma in realtà quello è stato so­lo il primo passo di un percorso che l'ex lea­der della Fiamma non avrebbe mai potuto fare senza l'appoggio, il sostegno e soprat­tutto i voti di Berlusconi.

Adesso si crogiola nei complimenti di "Repubblica", si fa vezzeggiare da quelli che fino a qualche anno fa gli gridavano di tor­nare nelle fogne, non gli par vero di essere diventato l'idolo dei salotti radical chic che una volta non aveva nemmeno la legittimità.

politica di frequentare. Sembra un bambino che ha vissuto per anni in una baita isolata in montagna e che viene portato all'improv­viso in un Toy's Center: roba da impazzire.

E non capisce che, così facendo, diventa egli stesso una marionetta: senza idee e senza valori, ormai sradicato dal passato e con un futuro improbabile, privo di qualsia­si contenuto e di qualsiasi tradizione. Vaga come un fuscello al sinistro vento, seguen­do un'unica via: quella di rompere le scatole all'uomo che è stato, politicamente, la sua fortuna.

Ormai è palese, quasi imbarazzante: Fini esiste solo per dire il contrario di Berlusco­ni, l'unico suo obiettivo è mettere i bastoni fra le ruote del Cavaliere, senza rendersi conto che appena sparito quest'ultimo, la sinistra farebbe immediatamente a meno anche di lui...

Per il resto, lei ha ragione. Tutto si può cambiare: le idee, i vestiti, gli occhiali, la cravatta, la moglie. Si può cambiare il modo di atteggiarsi, i contenuti delle proprie ri­flessioni, il modo di rapportarsi agli altri. Si può cambiare casa, città, ristorante, calzini, religione e colore delle mutande. Tutto si può cambiare, è vero. Ma a me resta solo un dubbio: non si potrà prima o poi cambiare anche il presidente della Camera?

 

 

Di Aries 935 - Pubblicato in : Riflessioni politiche - Community : Pensieri in libertà
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Wednesday 5 may 2010 3 05 /05 /Mag /2010 02:00

Clip21

Considerando i precedenti di Fini per tutto ciò che da tempo continua a dire con acredine e, come ampiamente documentato “Coram populo”, con la più classica delle sue sceneggiate durante la direzione del Pdl del 22 aprile u.s. nei riguardi del presidente del Consiglio, credo irreparabile la rottura fra i due e che, per evitare un probabile stallo istituzionale, si debba trovare una soluzione politica che  permetta di rispettare il patto con gli elettori. Mettiamoci in testa che se Fini non divorzia è per interesse. Non ha ancora avuto il tempo di organizzarsi, di cercare nuove alleanze e affilare le lame … manca poco che qualche congiurato sia pronto e sono certo che sentiremo presto anche noi il famoso: “ Tu quoque Brute fili mi “….

E’ un gravissimo errore non togliergli il terreno sotto i piedi. Lui lo avrebbe  già fatto se non avesse avuto paura di naufragare.  Si può essere tanto illusi da sperare in un ravvedimento? “Tolto il dente via il dolore“. Noi elettori capiremmo.

 

Leggo di un Casini pronto a creare un nuovo partito. Non ce ne sono abbastanza?

“ Falla comu voi, ma sempri cucuzza è “. Cucinala come vuoi, ma sempre zucca rimarrà!

Forse una ciambella di salvataggio che un altro noto “salvatore della patria” sta approntando per Fini e compagni. Il Canto delle sirene per un’altra ammucchiata ….

 

http://www.agi.it/  - Casini: entro l’anno partito nuovo per riconciliazione e unità.

(AGI) - Roma, 3 mag. - Dunque, ha assicurato, quelle su contatti con Fini o un riavvicinamento con Berlusconi sono "tutte chiacchiere", ha assicurato Casini. "Quello che c'e' di vero e' che sto dalla parte degli elettori", ha aggiunto, "noi siamo all'opposizione, un'opposizione seria che non vuole più' litigi". Perché', ha insistito, questo "è' un paese che sta morendo di litigi. Nella maggioranza e nell'opposizione e tra maggioranza e opposizione.
E dietro l'angolo c'e' la Grecia".
Da qui l'esigenza di un partito nuovo che riprenda i valori dell'unita'."La Romagna si vuol dividere dall'Emilia, una parte del Lazio vuole andare contro Roma... Ma dove finiremo?", ha sottolineato.
Invece, "bisogna fare le riforme, ma bisogna che si passi dalle parole ai fatti. Ci sono le chiacchiere sulle riforme, noi vogliamo i fatti".
Casini ha poi rivendicato di avere da tempo parlato dei rischi di frattura interni al Pdl. "Mi dispiace fare la parte dell'antipatico, ma noi l'avevamo detto", ha sottolineato, "avevamo detto che salendo sul predellino si forma un partito molto particolare, che la Lega sarebbe stato l'arbitro della vita e della morte di questo governo".

 

Repetita  iuvant, tradotta letteralmente, significa "le cose ripetute aiutano".

·        Martedì 17  Novembre 2009 il Giornale - di Alessandro Sallusti Pag.3

LA PARTITA CONTRO IL PREMIER – Ecco il doppio gioco di Fini.

Come presidente della Camera fa il super partes e mette i bastoni tra le ruote alla maggioranza

Ma dietro le quinte tira i fili su governatori e testamento biologico. E fa politica contro il suo partito.

Contro Berlusconi una partita truccata - Il presidente della Camera sfrutta il suo ruolo di arbitro per ostacolare l’azione del governo e cambiare la linea del Pdl - O si dimette e torna a fare politica o applica le regole del gioco: tutte, non solo quelle che piacciono al Quirinale e al Pd.

. . . . .  Non ci sono precedenti, in quanto ad ambiguità e invasioni di campo, nella storia dei presidenti della Camera. Se fosse coerente con il suo declamato senso delle istituzioni dovrebbe avere il coraggio di scegliere. O si dimette e torna a fare politica attiva, o resta sulla terza poltrona del Paese a fare l’arbitro e ad applicare le regole. Possibilmente tutte, non solo quelle che piacciono a Napolitano e all’opposizione che stanno portando Silvio Berlusconi diritto sull’orlo del baratro.

·        Mercoledì 18  Novembre 2009 il Giornale - di Vittorio Feltri – pag. 1 - 3

ANNUNCIO DEL PRESIDENTE DEL SENATO - BERLUSCONI DECISO: TUTTI A CASA

. . .  Fini rema contro come si evince da una serie di dichiarazioni, e di atti, che sommariamente desideriamo elencare:

1) polemica con Bossi sull’Inno di Mameli;

2) polemica sul ricorso ai decreti legge;

3) polemica sul disegno legge anticrisi;

4) polemica con la Lega sull’immigrazione selvaggia;

5) polemica con il presidente del Consiglio sui regolamenti parlamentari;

6) polemica con il Pdl sulla affermazione leghista alle elezioni e sull’astensionismo nel Sud;

7) polemica sul testamento biologico;

8) polemica con il Cavaliere sulla conduzione (dispotica) del partito;

9) polemica sulla giustizia e sulle inchieste di mafia;

10) polemica sul voto agli immigrati;

11) polemica sul Lodo Alfano («bisogna rispettare le sentenze della Consulta»);

12) polemica sulla candidatura di Cosentino («non è possibile»);

13) polemica sulla prescrizione breve.

·        Mercoledì 2 Dicembre 2009 il Giornale -  di Vittorio Macioce – pag. 1 – 3

LA VERITA IN UN FUORI ONDA, ULTIMATUM DI BERLUSCONI - FINI S’E TRADITO, CHIARISCA O SI DIMETTA

Il presidente della Camera sorpreso a parlar male del premier con un magistrato. E a rivelare cose sui pentiti che non avrebbe neppure dovuto sapere. Il Cavaliere: «Poi dice che non complotta...». Nel Pdl monta la rabbia.

. . . . .La giornalista che collabora con il quotidiano Il Centro intanto non spegne i microfoni e registra tutto. Ieri vengono pubblicati i «fuori onda», non tutti, una parte viene tagliata, per non compromettere

troppo il presidente della Camera. È qui che diventa tutto chiaro. Fini dice in privato cose che in pubblico nega. Fini sa cose che non dovrebbe sapere. La questione Mancino è inedita, perfino per la procura di Palermo. Lo sanno solo a Firenze, che ha sì trasmesso in Sicilia i verbali di «’U tignoso », ma coprendo i nomi dei politici con gli omissis. Come fa Gianfranco a conoscere queste carte, questi verbali? E cos’altro ha saputo? Omissis .

. . . . . È corretto che l’arbitro di Montecitorio sbirci, per trarne un vantaggio politico, tra le carte segrete dei magistrati? Che sport è? Che democrazia è? Qualcuno dirà che questa è la politica.

Fini pensa al suo futuro. Ci sta. Ma qualche volta bisogna avere il coraggio della chiarezza.

È meglio buttare subito la maschera. Altrimenti si sta lì, mezzo e mezzo, bagnandosi nell’ambiguità, come una quinta colonna,come un’ombra, come uno di cui non ci si può fidare. Si rischia di passare per lanciatori di coltelli,alla schiena. Cambiare partito è lecito, fare il pesce in barile o, peggio, complottare molto meno. Cancella tutto: le idee, le battaglie, i valori, le scorribande fuori porta. Tutto potrebbe essere letto con una sola chiave: l’opportunismo. Ed è un peccato.  

·        Giovedì 3 Dicembre 2009 il Giornale - Di Vittorio Feltri  - pagg 1-3

IL PREMIER SCARICA FINI DOPO IL FUORI ONDA - BERLUSCONI: NON VOGLIO PIU VEDERLO

I nodi che avevamo denunciato due mesi fa sono venuti al pettine. Il presidente della Camera è ormai

una zavorra che ostacola il governo del Paese. E i primi a chiedergli di farsi da parte sono proprio i suoi elettori.

·        I PASSI FALSI DI GIANFRANCO

Silvio, ora liberati dalla zavorra Fini - Tra il presidente della Camera e il premier c’è ormai una frattura insanabile. L’ex leader di An non digerisce Berlusconi, il quale dice che non lo vuole più vedere. Ma così non si può governare...

·        Mercoledì 2 Dicembre 2009 – il Giornale - di Vittorio Macioce.  - pag. 3

IL PASSO FALSO DI GIANFRANCO  -   Fini si è tradito: adesso vuoti il sacco.

Il presidente della Camera beccato a denigrare il Cavaliere con un magistrato. E a rivelare informazioni sulle indagini che non avrebbe nemmeno dovuto sapere. L’ora della verità è arrivata: cambiare partito è lecito, ma complottare no.

Questo il contesto del «fuori onda»: il presidente della Camera è ospite a Pescara, il 6 novembre scorso, della giornata conclusiva del premio «Paolo Borsellino» dedicato alle vittime di mafia.

Al suo fianco, al tavolo dei relatori, c’è il procuratore Nicola Trifuoggi.

Il «fuori onda» «A Silvio ho detto: statte quieto. Per lui il consenso è immunità»

Fini mentre interviene il pm Nino Di Matteo (sostituto procuratore alla Direzione Antimafia di Palermo, con il collega Antonio Ingroia sta raccogliendo le Dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulla presunta trattativa avvenuta tra Cosa nostra e Stato. È anche il pm del processo Mori):

. . . . . . . . .

·       Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"

Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"

·       Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che... lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di ... (ndr Berlusconi?) uno è vice presidente del CSM e l'altro è il Presidente del Consiglio..."

Trifuoggi: "Pare che basti, no"

·       Fini: "Pare che basti"

Trifuoggi: "Però comunque si devono fare queste indagini"

·       Fini: "E ci mancherebbe altro"

·       Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...

Trifuoggi: "E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"

·       Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"

 

http://www.atuttadestra.net/?p=12210

28 aprile 2010 - Santanché: Fini ha un gemello, i due si chiariscano le idee.

Roma  – Gianfranco Fini “ha un fratello gemello tutto dialogo e sentimenti, così affezionato al partito, al premier e al governo da fare invidia a Denis Verdini”, secondo Daniela Santanché, che ironizza così sulle posizioni assunte via via dal presidente della Camera.

Secondo Santanché “i due Fini dovrebbero parlarsi un po di più e chiarirsi le idee visto che il secondo riconosce la leadership ‘alta’ e carismatica del Cavaliere e il primo invece in un celebre fuori onda aspettava speranzoso la scossa delle rivelazioni del pentito Spatuzza (’una bomba atomica’) ricordando che ai sovrani ammalati di consenso popolare finisce sempre che il popolo gli taglia la testa (e poi, guarda caso, è arrivato Tartaglia e tutti a prendersela solo con Di Pietro)”.

“Confesso, mi sarebbe piaciuto conoscere il gemello di Fini ai tempi della mia militanza dentro Alleanza nazionale – afferma in una lettera sul ‘Corriere della sera’ la sottosegretario dall’Attuazione del programma – chissà dove se ne stava nascosto quando bastava un sopracciglio inarcato del Capo o un aggettivo sulle colonne del ‘Secolo’ per vedersi piombare addosso un embargo che nemmeno a Cuba. E scoprirsi allontanati dalla sera alla mattina da ogni incarico di partito e se il Capo lo incontravi al ristorante, capace di farsi venire il torcicollo pur di evitare il fastidio di ricambiare un saluto”. (Apcom)

 

Fini: «Non divorzio ma chiedo rispetto»- Rivistaeuropea

Fini: «Non divorzio ma chiedo rispetto». ReplyGrecia, PoliticaApril 29th, 2010admin.

Polemica sulle scuse in ritardo di Berlusconi dopo gli attacchi del ... rivistaeuropea.com/fini-«non-divorzio-ma-chiedo-rispetto»/

 

Bocchino: vi faremo sudare su ogni voto - il Giornale - 11 ore fa

Il braccio destro di Fini minaccia il Pdl ma il presidente della Camera gli conferma piena solidarietà: "Dimissionato senza una ragione, ha lavorato bene». ...

Il braccio destro di Fini minaccia il Pdl ma il presidente della Camera gli conferma piena solidarietà: "Dimissionato senza una ragione, ha lavorato bene».

Poi prova il dietrofront: "Un errore far credere che in Italia c’è una dittatura". Il premier: "Le discussioni non fermano le riforme"

·        Il Presidente della Camera suggerisce moderazione. "Evitare di ... Italiainformazioni

·        Bocchino: ''Epurato da Berlusconi'', Fini: ''Ha tutta la mia ... Il Salvagente

Bocchino, la difesa di Fini: La Stampa
Di Aries 935 - Pubblicato in : Riflessioni politiche - Community : Pensieri in libertà
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Wednesday 5 may 2010 3 05 /05 /Mag /2010 00:53

Clip20Ci sono modi e modi di chiedere rispetto. E, con un po’ di umiltà, mettersi nelle condizioni di meritarlo.

Se preso “ per incantamento “ l’optimo e maximo, Giorgio Napolitano cominciasse ad esigere il rispetto dovutogli  come Capo dello Stato italiano e rappresentante dell’unità nazionale, oltreché per la  superiorità morale ed il prestigio nell’esercizio delle prerogative costituzionali concessegli, rintuzzando a spada tratta una dopo l’altra le insinuazioni, le accuse e, soprattutto, gli insulti dei tanti pidocchietti di una politica di bassa lega, sicuramente non potremmo più considerarlo il nostro Presidente né riconoscerci in uno stato democratico. Sa bene, Giorgio Napolitano, che non serve la grancassa per ottenere rispetto e che un più dignitoso silenzio, anche se nulla lo impone, fa più frastuono. Non lo sentiranno mai gli italiani, in televisione a reti unificate, inviare messaggi solenni per dirci  "Non ci sto" o darci notizia di odiosi "giochi al massacro".

Non lo ha fatto nemmeno quando estremamente gravi sono stati gl’insulti rivoltigli:

·       «Napolitano dorme, il popolo insorge» …. «A Lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?». L'ex pm precisa che la critica viene fatta «rispettosamente», ma poi aggiunge: «Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso».

·       « … il Capo dello Stato ha avvallato con la sua firma un comportamento illegittimo e anticostituzionale del governo». Per questo - spiega - «diciamo che il Presidente della Repubblica non è stato arbitro, ma si è messo alla stregua del giocatore. Non sono io che ho permesso di far nascondere il governo dietro il Colle, è stato lo stesso presidente Napolitano che si è messo a ruota del Pdl, mortificando la sua funzione e il suo ruolo. E su questa vicenda, caro Bersani non accettiamo lezioni e andremo direttamente dagli elettori a chiedere conto dell’operato di un governo golpista e di chi ha messo la firma e la faccia su questo vergognoso provvedimento».

Ci sono uomini e “quasi-uomini”.  Politici con il vero senso delle istituzioni e quelli che lo sono a metà  per  il “ quasi-senso” delle istituzioni, variabile a seconda delle gelosie e delle invidie … incapaci di guardare nel loro piatto, rancorosi e acidi.

·       Penso che il genere umano sia fatto da tanti mondi quanti sono gli uomini e che ogni uomo sia diverso dall’altro in ogni singola cellula che nell’insieme lo rendono unico. E diversi i pensieri, le sensazioni …. E mille e mille altre cose ancora …

·       Ma la Patria, primo e massimo ideale che costituisce la civiltà della nostra Italia, alla quale noi tutti apparteniamo, nemmeno nella fiducia verso i massimi rappresentanti delle nostre  istituzioni riesce a cementarci perché sempre più spesso qualcuno di loro continua a tirare l’acqua al suo orticello. Ed è una cocente delusione constatare che spesso sono proprio loro, eletti nostri fiduciari, ad anteporre il proprio interesse o quello del partito di provenienza all’interesse del Paese.

 

Riguardo a Gianfranco Fini, già Vicepresidente del Consiglio dei ministri, fino al 26 maggio 2006, Presidente Silvio Berlusconi;   già Presidente di Alleanza Nazionale, fino all’ 11 maggio 2008, reggente attuale Ignazio La Russa; ex MSI (1968-1995), ex AN (1995-2009), PDL dal 2009 (e speriamo ancora per poco), la cosa è diversa.

 

E’ presidente della Camera dei Deputati dal 30 aprile 2008, successore dell’ottimo Fausto Bertinotti.

·       Il suo compito è di provvedere al corretto funzionamento della Camera dei Deputati, garantendo l'applicazione del regolamento e provvedendo al buon andamento delle strutture amministrative della stessa.

 

·       Rappresenta la Camera, giudica della ricevibilità dei testi, mantiene l'ordine e dirige la discussione.

·       Sceglie la Commissione permanente cui far esaminare i progetti di legge presentati alla Camera, (salva opposizione di un capogruppo o di un decimo dei deputati, che rimette all'Aula la decisione).

·       Richiamare all'ordine un deputato nominandolo, allontanarlo dall'aula o, nei casi più gravi, censurarlo, sospendendolo da 2 a 15 giorni.

·       Nomina, di concerto con il Presidente del Senato a garanzia della più assoluta imparzialità, i membri delle  autorità  per la concorrenza e quella per la editoria e la televisione, del Consiglio di amministrazione della RAI e del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti.

L’ adempimento delle sopraccitate delicatissime prerogative non può dare motivo di sospetto: di buona disposizione a vantaggio di qualcuno o di malevola ostilità nei confronti di altri. Per la qual cosa, avendo assunto Fini delle posizioni politiche e delle iniziative non compatibili con il ruolo istituzionale, non gli resta che lasciare la Presidenza della Camera. Oggi come oggi, sembra che voglia continuare a tenere il piede in due staffe o, meglio ancora, essere giocatore e arbitro con la pretesa di cambiare le regole del gioco a metà partita. Solo quando si sarà dimesso, senza alcun sospetto potrà assumere le posizioni politiche e le iniziative che vorrà, al di fuori del Pdl (spero!), e pretendere il rispetto che chiede con la speranza che nel frattempo si sia messo nelle condizioni di meritarlo.

Di Aries 935 - Pubblicato in : Riflessioni politiche - Community : Pensieri in libertà
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